Approvato il piano e l'accordo di integrazione: Ombre e Luci

La settimana scorsa il Consiglio dei Ministri ha approvato il Piano per l'integrazione nella sicurezza “Identità e incontro”, che insieme all'Accordo di integrazione tra lo straniero e lo Stato, a cui si accompagna, individua le principali linee di azione e gli strumenti da adottare al fine di promuovere “un efficace percorso di integrazione delle persone immigrate, in grado di coniugare accoglienza e sicurezza”.

Cinque gli assi portanti: educazione, lavoro, alloggio, accesso ai servizi essenziali, minori e seconde generazioni. Accordo e Piano sono frutto del lavoro dei ministeri del Lavoro, dell’Interno e dell’Istruzione e contiene le misure per l’integrazione. I cittadini stranieri saranno chiamati a sottoscrivere al loro arrivo in Italia (il Piano) ed il cui regolamento attuativo, seppur approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri nelle scorse settimane, aspetta la ratifica che potrà avvenire soltanto dopo il parere del Consiglio di Stato e della Conferenza Stato-Regioni-Enti locali.

L’Accordo di integrazione prevede il mancato riconoscimento del permesso agli stranieri che non conoscono l’italiano, la cultura civica e che non mandano i figli a scuola. L’accordo dura due anni ed è per gli stranieri tra i 16 e i 25 anni che entrano per la prima volta in Italia. Si stipula alla presentazione della domanda di permesso di soggiorno. Esentate le vittime di tratta e violenze, chi ha patologie tali da limitare l’apprendimento.

“Da due anni, dopo due decreti sicurezza nel 2008 e 2009, attendevamo un ‘pacchetto o piano integrazione’, come strumento importante per leggere e costruire una ‘città aperta’, capace di accompagnare il fenomeno di un incontro nuovo negli ultimi decenni che è avvenuto attorno al fenomeno complesso dell’immigrazione” commenta mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, parlando del Piano.

Nel piano “ci sono parole e impegni importanti” - aggiunge il direttore della Migrantes - come “l’attenzione all’incontro, all’amicizia e alla fratellanza, il valore di operatori ed educatori, la costruzione di cinque assi portanti dell’integrazione (lingua e valori; lavoro, alloggio, accesso ai servizi, attenzione ai minori e alle seconde generazioni), la sottolineatura dell’importanza della cooperazione, il recupero di esperienze positive” che possono “costituire un credito nel percorso d’integrazione”.

“Purtroppo, ancora una volta non si è voluto abbandonare la parola sicurezza nel leggere l’immigrazione e questo è un primo limite del piano”.

Un secondo limite è che la sua articolazione su tre coordinate - identità, incontro, educazione - “non lascia intendere un modello italiano nuovo rispetto ai modelli di assimilazione e multiculturale, ma un rinnovato modello di assimilazione. Non si parla del valore delle differenze e delle minoranze; nessuna parola - spiega mons. Perego - sull’educazione intercultuale dice la forte centratura sull’identità da salvaguardare nell’incontro (‘identità aperta’)”.

Un terzo limite riguarda la “non considerazione della famiglia, dei ricongiungimenti familiari come asse portante per l’integrazione. Si preferisce pensare l’immigrato single, il lavoratore. Si tratta di un limite molto grave, che si aggiunge e aggrava il fatto che l’Italia non abbia ancora ratificato dopo vent’anni ‘la Convenzione internazionale dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie’, ignorando ancora una volta come la famiglia sia un elemento strutturale al fenomeno delle migrazioni”.

 

Tratto da MIGRANTES-press