Una Chiesa che educa...

Non capita spesso di vedere teoria e pratica coniugate insieme.

È successo pochi giorni fa’ e tutto si è svolto nell’arco di una settimana.

Si sa che settembre è per la nostra diocesi il mese dedicato al convegno che traccerà le linee guida della pastorale. Quest’anno però questo avvenimento si è intrecciato con un altro evento importante: la Missione Giovani. È proprio da questa provvidenziale coincidenza che è scaturito questo felice corto circuito.

Ma andiamo con ordine.

Mercoledì scorso il primo appuntamento per iniziare a riflettere sull’Educazione, il tema che la Chiesa italiana ha posto al centro del prossimo decennio di lavoro. Il relatore, don Erio Castellucci, teologo e vicario episcopale di Forlì, affronta il tema della Chiesa come comunità educante. Una relazione dignitosa, senza particolari colpi di scena né frasi ad effetto che tuttavia non ha deluso perché ha colto, nella parte finale, uno dei nodi fondamentali che la Chiesa di oggi deve sciogliere: l’apertura alle “alleanze educative” sul territorio. Una Comunità cioè che, per riprendere l’azzeccata metafora del relatore, non si arrocca nella navata della chiesa, ma esce sulla piazza e sfrutta la grande opportunità di stringere “alleanze educative” con altri. Non quindi una Chiesa autoreferenziale, che guarda solo a se stessa, ma proprio perché sale, luce e lievito rimanda ad altro e, se dosati bene, allargano gli spazi della ragione, favorendo l’ascolto e il dialogo con tutti coloro che sul territorio sono impegnati in un lavoro educativo: genitori, scuola, enti sociali e pubblici.

Domenica sera nell’ambito della Missione Giovani, un uomo di Chiesa è davvero in una piazza e parla. Si tratta di mons. Domenico Sigalini, assistente nazionale di Azione Cattolica, che in piazza Trento e Trieste non predica, ma dialoga con la gente che si è radunata per ascoltare.

Mons. Sigalini non si limita a testimoniare la propria fede, ma interroga sé e gli altri sulla realtà della Chiesa, sul perché non attiri più i giovani ad esempio. Ne esce un discorso corale che evidenzia come ci siano problemi di comunicazione, di coerenza, di testimonianza, di ascolto, di scarsa corresponsabilizzazione.

Una Comunità che va in piazza e si interroga, una Comunità che è in ricerca e non si sente sazia di certezze, una Comunità che si confronta sui grandi temi e pur sapendo di essere sale, luce e lievito non si sottrae tuttavia all’ascolto e al dialogo, una Comunità che accetta di parlare il linguaggio di tutti gli uomini.

Solo così sarà una Chiesa che avrà qualcosa da dire non solo ai giovani, ma a tutti gli uomini.