Epigrafe di Adriana Zarri

Adriana Zarri è tornata alla casa del Padre. La ricordiamo tutti con affetto perché per molti di noi è stata una preziosa compagna di strada. Amante della solitudine, si confrontava però quotidianamente con gli uomini e con le donne del suo tempo attraverso i suoi scritti. Sapeva guardare avanti e lo diceva a chiare lettere. Per questo è stata una persona scomoda, come tutti quelli che hanno creduto nella primavera conciliare e non si stancano anche oggi di credere che quella stagione si possa rinnovare.
Riportiamo di seguito la riflessione che Adriana stessa ha scritto per se stessa prima di morire.

EPIGRAFE
Non mi vestite di nero:
è triste e funebre.
Non mi vestite di bianco:
è superbo e retorico.
Vestitemi
a fiori gialli e rossi
e con ali di uccelli.
E tu, Signore, guarda le mie mani.
Forse c'è una corona.
Forse
ci hanno messo una croce.
Hanno sbagliato.
In mano ho foglie verdi
e sulla croce,
la tua resurrezione.
E, sulla tomba,
non mi mettete marmo freddo
con sopra le solite bugie
che consolano i vivi.
Lasciate solo la terra
che scriva, a primavera,
un'epigrafe d'erba.
E dirà
che ho vissuto,
che attendo.
E scriverà il mio nome e il tuo,
uniti come due bocche di papaveri.