Dalla politica alla profezia

library-folder-white-icon100 anni fa nasceva Carlo Carretto, un grande protagonista della storia ecclesiale e spirituale italiana del Novecento. Per l’occasione, le Edizioni San Paolo hanno appena pubblicato una sua biografia: Gianni Di Santo, Carlo Carretto. Il profeta di Spello. Inoltre, il 5 marzo, sarà allegato a Famiglia Cristiana uno dei suoi testi più noti in ristampa: Il deserto nella città. Dal momento che questo sito vuole anche fare memoria per l’oggi dei testimoni di ieri, riportiamo un profilo di Carlo Carretto pubblicato dal sito www.sanfrancesco.com insieme a un ricordo redatto dal cardinale Carlo Maria Martini.

Carlo Carretto nasce il 2 aprile 1910 ad Alessandria, da una famiglia contadina presto trasferitasi a Torino.
Frequenta i salesiani e l'Azione cattolica. Si laurea in Storia e Filosofia, ma preferisce fare il maestro elementare. Personaggio scomodo per il fascismo che trionfa, nel 1940 è inviato, quale direttore didattico, in Sardegna, ma ben presto viene cacciato, in quanto considerato pericoloso agitatore antifascista; confinato viene poi "rispedito" in Piemonte. Qui Carlo, unitamente ad altri, inizia a preparare i "tempi nuovi".


Nel 1945, terminata la Guerra, è chiamato a Roma da Pio XII, per organizzare i "maestri cattolici": un ciclone! L'anno successivo è nominato presidente centrale dei giovani di Azione cattolica, e diventa un organizzatore formidabile.  Sua, nel 1948, la famosa "adunata dei Baschi verdi": 300 mila giovani in piazza S. Pietro agli ordini del Pontefice.


Sono, questi, "tempi duri": di elezioni in Italia e di contrasti mondiali della guerra fredda che stava lacerando il mondo...


L'anzidetta adunata in piazza S. Pietro è un successo folgorante. Potrebbe bastargli, ma non gli basta: ci crede, e fa sul serio; esige coerenza con le promesse e con i valori che si annunciano.


Anche all'interno della sua Chiesa iniziano le difficoltà: lo chiamano sognatore, ingenuo, ottimista esagerato...
Carlo parla come vive, detesta le mezze misure, e allora si scontra con le scelte politiche "di palazzo", innanzitutto, ma anche di certe "sagrestie" che contavano. Eccolo denunciare quelle che a lui apparivano incoerenze e ritardi. Sul piano politico, si oppone, tra l'altro, alla famosa "operazione Sturzo", e la cosa fa rumore, suscitando diffidenze e ponendo le basi per la sua cacciata dall'Azione cattolica.


Intanto Carlo pensa e scrive libri: uno, "Famiglia, piccola Chiesa", ha un passo in cui propone agli sposi cristiani un doppio inginocchiatoio in camera da letto, per pregare insieme. E', per tanti benpensanti, uno scandalo: letto matrimoniale e inginocchiatoio! Ma che dice mai?... E' la goccia che fa traboccare il vaso, e va a finire che lo cacciano, con parecchi suoi giovani, che poi faranno grandi carriere nella società, tra cui Mario Rossi e Umberto Eco.  Lui non si scoraggia e continua a pregare e cercare. Nel frattempo, ha incontrato Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti, Giuseppe Lazzati, e per nove anni duri e sofferti, senza alcun incarico, pensa a un futuro nuovo.

 

Nel 1954 Carlo parte per l'Algeria, va con i "Piccoli Fratelli" di Charles De Foucauld: dieci anni di eremo, in una tenda nel deserto del Sahara.  Dalle folle alla solitudine totale, raccontata in tanti libri, come "Lettere dal deserto", che in Italia, e non solo, hanno un grande successo, di conversioni e di critica.


Ma lui se ne resta lì, seppellito nel silenzio e nell'oscurità.  Prega e scrive, e le sue pagine attirano: una fede totale, gridata senza paura, ma senza mai offendere chi non ce l'ha, completa e semplice, intellettuale e colta, ma insieme entusiasta e quasi infantile, articolata ed essenziale, da innamorato pazzo di Dio, e degli uomini... E l'amore trabocca nei libri.



Nel 1964, anche consigliato da amici illustri che hanno fatto carriera non solo nella società, ma anche nella Chiesa - probabilmente tra essi Giovanni Battista Montini (futuro Paolo VI) - torna in Italia e fonda una sua comunità a Spello, presso Assisi: medita, scrive, descrive S. Francesco e i suoi.
Segue con entusiasmo i fuochi splendidi del Concilio, il soffio dello Spirito che spazza la Chiesa e il mondo.

Il suo eremo, a Spello, diventa la casa di tutti quelli che cercano Dio e l'uomo.  Ma anche lì resta il sognatore che esige pulizia e coerenza.


Nel 1974, ai tempi del "referendum sul divorzio", fa scandalo una sua lettera alla "Stampa" di Torino, per dire il suo no all'abrogazione della "Legge Fortuna". Egli crede, fermamente, nell'indissolubilità del Sacramento, ma non la ritiene più imponibile per legge civile. La intende come scelta insieme di fedeltà dottrinale e anche di rispetto e di tolleranza.


È un putiferio: di nuovo sul braciere, additato come scandalo e dissacratore. Carlo chiede pubblicamente perdono dello scandalo, ma non ritratta. Resta lì, nel suo eremo, con tanti fratelli e viandanti affaticati che lo cercano, e lo trovano sempre: sereno, felice, traboccante di entusiasmo e di sogni. Per lui i sogni di Dio, niente di meno, debbono essere anche degli uomini.
Deve valere anche per la Chiesa, che è il suo amore centrale, e perciò ne parla così: «Quanto sei contestabile, Chiesa, eppure quanto ti amo! Quanto mi hai fatto soffrire, eppure quanto ti devo! Mi hai dato tanto scandalo, eppure mi hai fatto capire la santità! Nulla ho visto al mondo più oscurantista, più compromesso, e nulla ho trovato di più puro, di più generoso, di più bello».


Così gli ultimi anni, ad accogliere tutti, ad amare senza confini, con tutti i difetti di tutti, ma con tutta la forza dell'amore che viene da Dio, nei luoghi di Francesco d'Assisi. In disparte: amato, ammirato, criticato, respinto, scomodo fino alla fine.


Carlo Carretto muore il 4 ottobre 1988, nel giorno della festa e della morte di Francesco, cui ha dedicato tanti dei suoi libri. Non riposa in pace, di sicuro: da lassù ne combina ancora una al giorno.
Ora è nella Compagnia totale del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, quella compagnia che in vita ha additato e fatto presentire a tanti, maestro di preghiera, di libertà, di dolce intransigenza che non fa sconti a nessuno, innanzitutto a se stessi. E le sue opere continuano a incantare, toccando in anticipo di decenni i problemi che ancora oggi ci tengono in ansia, e offrendo una sola strada: la via del Vangelo!

***

Il 22 marzo 1990, il card. Carlo Maria Martini, allora arcivescovo di Milano, accompagnato da 150 giovani preti, concluse alcuni giorni di ritiro trascorsi ad Assisi portandosi a Spello, presso la tomba di fratel Carlo Carretto.

 

In quella occasione scrisse:

«E' per me motivo di grande commozione ritrovarmi a Spello. Qui 25 anni fa veniva fondato questo eremo, in una corrispondenza simmetrica e geografica con i luoghi di san Francesco, perché è collocato dall'altro lato del monte Subasio.

 

Vi ero venuto a pregare con fratel Carlo Carretto, morto il 4 ottobre 1988 in questa terra ancora piena della sua presenza, del suo insegnamento semplicissimo sul silenzio e sul primato della contemplazione.

Fratel Carlo è stato una delle persone che hanno convissuto con la realtà ecclesiastica italiana dal 1945 fino al giorno della sua morte. Egli è collegato con il cammino, le ricerche, le sofferenze della nostra Chiesa negli ultimi decenni.


Per quanto riguarda la vita di Carretto mi servo di una lunga lettera da lui scritta alla sorella, nella quale cerca di giustificare la posizione che aveva preso nella Chiesa italiana e che era stata fortemente contestata.


In questa lettera, datata giugno 1974, ricorda qualcosa della sua infanzia, alle due sorelle salesiane, al fratello Piero, vescovo in missione. Una famiglia quindi profondamente cristiana. Passa poi a riflettere sulla prima parte della sua vita, paragonando la tattica usata da Dio con lui a quella usata con la sorella salesiana, che fin dalla sua giovinezza era stata chiamata da Dio e aveva lavorato sempre nella Congregazione con molti incarichi di segretaria.

 

E aggiunge: "Con me Dio usò una tattica diversa. Prima chiese la mia azione, poi chiese me. Vissi due periodi distinti e tutti e due molto belli. Nel primo (quello che va fino al 1953-54) mi trovai a lavorare nella Chiesa come un crociato, sentivo di contare qualcosa e mi buttavo nell'azione con la passione di un innamorato.

 
Il mio impegno era alla Chiesa; furono anni di autentico impegno. La mia vita navigava su un fiume di amore e di vita comunitaria: incontri, adunanze, discorsi. Avevo persino l'impressione di fargliela; nella mia ingenuità mi sono trovato a pregare quasi così: Signore, lasciaci fare. Vedrai che porteremo tutti ai tuoi piedi di Re dell'universo".


Descrive così il suo impegno in Azione Cattolica con responsabilità a livello nazionale, con la famosa adunata dei baschi verdi del 1948, che costituirono dei segnali di riscossa.  Nel 1946 era stato eletto presidente della Gioventù italiana di AC, aveva fondato il Bureau International de la Jeunesse Catholique. L'adunata del 1948, a Roma, fu la prima convocazione nazionale ed ebbe dunque un significato sociale, culturale, religioso e anche politico; fu indubbiamente un evento straordinario. Ma poi esplosero i contrasti sui problemi politici e, nel 1953-54, Carlo Carretto si dimise da tutti gli incarichi.

 
Nella lettera alla sorella scrive, riferendosi agli anni dell'impegno: "Ci siamo, quasi, Signore, abbiamo quasi convertito l'Italia", e, incominciando a parlare della seconda parte della sua vita: "Ma lui, il Signore, che sopporta sempre la nostra immaturità, mi attendeva al varco. Mi sentii dire da lui: Carlo, non voglio più la tua azione; voglio te. E mi trovai nel deserto, come in un secondo periodo della mia vita, a svuotarmi delle mie sicurezze e a liberarmi dagli idoli. E' stata la più splendida avventura della mia vita, anche se la più rude e dolorosa.

 

Dal deserto le cose si vedono meglio, con proporzioni più eterne.  Il cosmo prende il posto del tuo paese natìo e Dio diventa davvero un Assoluto. Anche la Chiesa si dilata alle dimensioni dell'universo e i lontani, cioè coloro che non sono ancora visibilmente cristiani, diventano vicini. Le dimensioni della Chiesa si allargano all'infinito e vivi il conforto di pensar che Gesù è morto per tutti e ha raggiunto tutti con il suo sacrificio supremo".


Queste e altre riflessioni maturavano in lui attraverso l'esperienza contemplativa. 25 anni fa venne in questi luoghi e cominciò il suo apostolato silenzioso. L'esempio di fratel Carlo trascinava non a grandi teorie sulla preghiera o sulla contemplazione, ma a buttarsi dentro, a viverla, ore e ore, notti intere.
Venivano qui migliaia di giovani, da tutte le parti d'Italia, nel desiderio di fare un noviziato di preghiera, accettando questi silenzi interminabili. Ecco perché mi sembra che Spello risponda a una necessità del nostro tempo, a una ricerca; è una scuola di preghiera che rimane un punto di riferimento per la storia della comunità ecclesiale italiana.

 
Tante persone sono venute qui e hanno tratto ispirazione per il primato della contemplazione nella vita.

Che cosa significa considerare una figura come quella di fratel Carlo Carretto? Pur se tra loro diversissimi, Francesco d'Assisi e fratel Carlo Carretto sono figure che vediamo accomunate nel tentativo di realizzare il Discorso della Montagna nel loro tempo, di vivere il Vangelo nel loro tempo. Francesco rimane in una luce altissima, forse un esemplare perfetto, quasi inimitabile, di vita coerente con lo spirito evangelico.
Ma il messaggio di fratel Carlo è praticamente uguale a quello del santo: anche oggi si può vivere il Vangelo con coerenza e onestà.

 
Il Vangelo non è puramente un nome, una serie di nomi, una serie di precetti che noi ripetiamo; è una persona concreta e può diventare vita. Gesù può rivivere, la grazia è vincente, la grazia vince sempre e non c'è complessità sociale, culturale, politica in cui la grazia evangelica non possa insinuarsi e trovare canali di comunicazione.

 

Questa è la certezza che molti hanno ricevuto in luoghi come questi. Parlo di luoghi perché l'intera montagna si è trasformata in tanti piccoli eremitaggi dove moltissimi giovani hanno fatto e fanno esperienza di deserto. Questo è il messaggio che possiamo raccogliere dalla figura di fratel Carlo, che ha irradiato intorno a sé questa fiducia nella vivibilità del Vangelo e nella gioia di viverlo».

 

Carlo Maria Martini

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Per approfondire: alcuni siti per conoscere la spiritualità di Charles de Foucauld a cui si rifaceva Carlo Carretto

Fraternità di Spello

Piccoli Fratelli di Gesù

Piccole Sorelle del Vangelo

Comunità Jesus Caritas