Un segno dei tempi


Si tratta delle migrazioni. E non c’è definizione più evangelica che potessero trovare i 320 delegati provenienti da ogni parte del mondo che nel mese di novembre si sono riuniti in Vaticano, in occasione del VI Congresso mondiale organizzato dal Pontificio Consiglio della Pastorale dei Migranti e degli Itineranti per riflettere sul tema: “
Una risposta pastorale al fenomeno migratorio nell’era della globalizzazione”.

Ne è uscito un documento ampio e articolato che proponiamo ai lettori nella sezione “Testi e documenti”.

Il traffico di esseri umani, i sequestri di persona, il lavoro forzato, le nuove forme di schiavitù che hanno come esito l’avviamento di donne e bambini alla prostituzione e al lavoro illegale sono aspetti ormai indissolubili con la realtà migratoria. A questi si aggiungono altre esperienze drammatiche di sofferenza umana: pensiamo a coloro che tentano di attraversare il deserto o il mare e, quando ci riescono, viene loro negato l’accesso e vengono respinti. Infine, come se non bastasse, i Paesi di accoglienza non hanno la capacità e la voglia di farsi carico dei nuovi arrivi, ma attuano un atteggiamento a dir poco difensivo e politiche migratorie di chiusura.

Eppure la realtà ci insegna che in contraddizione con gli atteggiamenti restrittivi, le economie mondiali hanno bisogno della mobilità umana e la promuovono. 

Un segno dei tempi, quello delle migrazioni, che rappresenta una sfida pastorale prioritaria e che esige risposte concrete immediate.

 

In primo luogo con la creazione di un’Autorità politica mondiale che si occupi delle questioni relative all’immigrazione. Poi con l’organizzazione di campagne internazionali contro la discriminazione, la xenofobia e il razzismo. In terzo luogo con la promozione di incontri interculturali e di progetti per neutralizzare paure razziali e culturali, sospetto e diffidenza.

 

Una sfida enorme che le nostre Chiese, a tutti i livelli devono affrontare, partendo dalle molte, anche se piccole, esperienze già in atto che vanno coordinate, potenziate e finalmente valorizzate.

 

Enrico Fantoni