L'omofobia: un dolore negato

Dalle ricerche scientifiche sull'argomento risulta che gay, lesbiche e bisessuali presentano una più alta prevalenza di disturbi psichiatrici rispetto agli eterosessuali, tra cui depressione, attacchi di panico, ansia generalizzata, tentativi di suicidio. Secondo alcuni studiosi lo stigma, il pregiudizio e la discriminazione creano un ambiente sociale così stressante da favorire lo sviluppo dei problemi psicologici.

 


In modo più specifico, il processo di stress in gay, lesbiche e bisessuali dipenderebbe da diversi fattori collegati tra loro: gli eventi dove si è vittima del pregiudizio (discriminazione e violenze), l'aspettativa del rifiuto da parte degli altri, il nascondersi, le strategie di fronteggiamento ed il supporto sociale e, infine, l'omofobia interiorizzata. Questa ipotesi è stata definita con il termine minority stress e attualmente sembra essere la teoria più appropriata per spiegare l'alta prevalenza di disturbi psichiatrici in gay e lesbiche.

Nel brano che segue, Thomas Couser descrive cosa significa essere vittima di discriminazione e violenza verbale e spiega cosa ha provato quando ha visto la sua macchina ricoperta di scritte offensive riguardanti la propria omosessualità. Egli afferma: "La possibilità che potessi essere osservato mi rendeva paranoico. È questo - riflettevo – ciò che significa essere omosessuale... essere costantemente infastidito da gente completamente estranea. Nel lasso di questi brevi momenti, cominciai a pensare che ci vuole una buona dose di coraggio per essere apertamente gay... come mi sentivo vulnerabile! Per alcuni giorni provai paura e shock, paura che l'incidente si potesse ripetere o che la violenza potesse aumentare. Mi sentivo violato e mi faceva rabbia la mia incapacità di reagire. Mi sentivo come fossi stato etichettato per sempre...gli stereotipi del genere e l'omofobia sminuiscono e rendono inumani tutti noi" .


Le aggressioni anche fisiche e le ostilità verso gay e lesbiche sono purtroppo un dato di fatto in Italia. E' un dolore che esiste e che viene negato. Nel momento in cui una categoria di persone subisce un disagio particolarmente pronunciato a motivo di discriminazioni e violenze, il fatto che la legge offra una tutela apposita è un fatto di civiltà e buon senso. Cristianamente, potremmo dire che è semplicemente una questione di amore.

L'argomento della "discriminazione al contrario" è una falsità, perché difendere chi subisce violenza non discrimina nessuno, così come nessuno è oggetto di intolleranza in quanto eterosessuale. L'argomento della difesa della famiglia fondata sul matrimonio è un'altra falsità: il ddl non toccava la famiglia o il matrimonio, ma proteggeva chi è vittima di aggressioni fisiche o psicologiche senza minacciare niente e nessuno. 

Il parlamento italiano ha perso un'occasione. Anche molti cattolici che non spendono mai una parola contro l'omofobia e addirittura evitano di usare ipersino il termine, parlando invece di razzismo o xenofobia (ridicolo, come se gli omosessuali fossero una razza...). E' un vivere nell'ideologia, come se ci fosse un "partito dei cattolici" contro un "partito degli omosessuali". La realtà è che ci sono le persone e quando le persone sono vittime di ingiustizie, bisogna fare qualcosa, come cittadini, come credenti e come Stato. Per gli italiani, è questione di attuare davvero la Costituzione. Per i cattolici, è questione di essere coerenti con l'accoglienza e il rispetto richiesti dal Catechismo.