Amministrare Crema in tempo di crisi

Le primarie del centrosinistra, tra candidati in campo e ipotesi ancora nell'aria, cominciano ad attirare l'attenzione sulle elezioni amministrative a cui i cremaschi saranno chiamati nella prossima primavera.

 

 

Fare il sindaco di Crema, però, potrebbe non essere una passeggiata su un tappeto di rose. Scrive Gianfranco Viesti sulla rivista il Mulino:

 

Nella zigzagante e un po’ imbarazzante costruzione delle diverse versioni delle manovre finanziarie, questo governo ha tenuto sempre un punto fermo. Scaricare il grosso delle riduzioni della spesa su regioni ed enti locali. Il motivo attiene alla comunicazione politica. Quando, progressivamente, se ne vedranno gli effetti (sui servizi comunali, sul Welfare, sul trasporto pubblico locale) l’ira dei cittadini si scaricherà sulle regioni e sugli enti locali; non sarà semplice comunicare che l’asilo è chiuso, o che le rette si impennano, per decisione di Tremonti. Il costo di queste non proprio coraggiosissime scelte rischia però di essere sensibile: la costruzione di un diverso sistema di finanziamento dei livelli periferici di governo per il futuro si scontra con l’assoluta carenza di risorse per le funzioni di base per il presente.

 

In sostanza: meno soldi e più tasse per tutti a cominciare dai comuni. Uno dei temi su cui un sindaco dovrà essere misurato, allora, sarà proprio la gestione della scarsità di risorse. E qui si apre una questione interessante: chi amministrerà nei prossimi anni, a Crema come altrove, è destinato a essere un "direttore dell'orchestra dei tagli", decidendo come distribuire le sforbiciate? Oppure, sono possibili altre visioni e altri approcci?

 

Chiuderei con una nota frase del cardinal Tettamanzi che individua un preciso orizzonte: i diritti dei deboli non sono diritti deboli.