Una piccola voce

Ho ascoltato una piccola voce. Era un sussurro appena udibile, perché veniva da un uomo segnato dalla vecchiaia e da anni di lavoro in in fabbrica e in ospedale. Il suo nome è Luisito Bianchi. E' un prete.

E' venuto a Crema mercoledì 28 aprile, al Centro diocesano di spiritualità, per raccontare don Primo Mazzolari. La sua testimonianza è stata un grazie, perché don Primo gli ha insegnato che cosa deve contraddistinguere un prete: un cuore grande, grande nell'amore per i poveri e nel condividere con loro.

E' stata la lezione della gratuità.

Lezione che viene da Gesù: Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date (Matteo 10,8).

E da San Paolo: Ciascuno lavori con le sue mani per avere di che spartire con chi è nel bisogno (Efesini 4,28); Non abbiamo vissuto disordinatamente, né mangiato da alcuni il pane gratis, ma nella fatica e nel sudore, notte e giorno, abbiamo lavorato per non pesare su nessuno di voi (2 Tessalonicesi 3,9).

Come da San Francesco nel suo testamento: "E io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare, e tutti gli altri frati voglio che lavorino di lavoro quale si conviene all'onestà".

Queste le radici della sua scelta di prete operaio che ancora oggi vive della sua pensione, senza ricevere niente dal sostentamento del clero.

Una scelta personale, minoritaria, di uno che non conta e non ha autorità. Una scelta che non mi sognerei di imporre a nessuno. Ma è una scelta che vale, come vale il fatto che quella flebile voce l'abbia raccontata.

Nella logica del Vangelo non sempre valgono i numeri, le maggioranze, l'importanza, le grandi realizzazioni. Anzi, valgono di più un seme, le poche monete offerte da una povera vedova, la piccolezza... E quando Dio parla, lo fa con il sussurro di un vento leggero (1 Re 19,12), come la voce di don Luisito.

Uomini come lui servono a pungerci, a ricordarci la spericolata fiducia nella Provvidenza che non si basa solo sui calcoli. La nostra strada può essere diversa dalla loro, ma senz'altro indicano la direzione di marcia. E' salutare che ci sia qualcuno fuori dal coro, qualcuno che renda visibile un'alternativa. Sono sentinelle contro il rischio del ristagno e dell'omologazione.

Queste voci, nella nostra comunità cristiana, hanno risonanza? Sono gradite da tutti? A me sembra di no, come se appartenessero a cristiani di "serie B". E lo dico con tristezza.