Il linguaggio umile del cristiano

 

library-folder-white-iconPer approfondire molti dei temi che sono stati toccati questa settimana, segnaliamo un libro di Enzo Bianchi: Per un’etica condivisa (Einaudi). Riproduciamo un passaggio che ricorda la necessità per il cristiano di saper usare un linguaggio umile, secondo lo stile di Gesù.

 

 

 

Nella vicenda di Gesù come è stata narrata nei vangeli, lo stile è importante quanto il messaggio: chi conosce il Nuovo Testamento è consapevole dell’urgenza che l’annuncio sia accompagnato da una testimonianza di vita, da un modo di agire conforme al messaggio che si vuole comunicare. Nei vangeli ritroviamo sulla bocca di Gesù più ammonimenti sullo stile di vita e di predicazione dei discepoli – «amatevi come io vi ho amati […] imparate da me che sono mite e umile di cuore […] non fate come gli ipocriti […] non così è tra voi…» – che non sul contenuto del messaggio che è sempre semplice, sintetico, preciso.

 

Dal Concilio Vaticano II i cattolici hanno tratto un insegnamento non sul contenuto della fede – solo chi è sprovveduto di senso ecclesiale o incerto nella fede può pensare che la fede sia cambiata nella chiesa! – ma soprattutto sullo stile: stile dello stare dei cristiani in mezzo agli altri uomini, stile nel partecipare alla vita della polis, stile nell’attuare l’evangelizzazione e la missione, stile nell’incontro con i credenti in altre religioni o con i non credenti. E questo non è affatto privilegiare la forma rispetto al contenuto, non è badare alle apparenze anziché alla sostanza, né tanto meno pensare che si tratti di addolcire una pillola amara, bensì percepire che dal «come» viene annunciata la «buona notizia» dipende la stessa credibilità dell’annuncio

 

Il Concilio ha voluto proprio rinnovare questa credibilità: per essere percepito come meritevole di fiducia, affidabile, il messaggio di Gesù deve essere vissuto da chi lo predica, deve essere accompagnato da un agire coerente, gratuito, disinteressato, deve essere animato dall’amore per l’uomo e non dalla ricerca di potere, deve essere proclamato lasciando nella libertà gli ascoltatori, senza imposizioni e senza pressioni, con mezzi e atteggiamenti conformi a quelli usati da Gesù stesso e dalla chiesa nascente.

 

Lo stile con cui il cristiano sta nella compagnia degli uomini è determinante: da esso dipende la fede stessa, perché non si può annunciare un Gesù che racconta Dio nella mitezza, nell’umiltà, nella misericordia e farlo con stile arrogante, con toni forti o addirittura con atteggiamenti mondani che appartengono a stagioni della politica o della militanza sociale.

 

(Per un’etica condivisa, Einaudi, Torino 2009, pp. 73-75)