Cena A Occhi Aperti

Sabato 28 agosto 2010 alle ore 20

presso la Cascina Emmaus di Ricengo si terrà la

CENA A OCCHI APERTI

un momento di presentazione dell'iniziativa ma soprattutto di incontro e di scambio, in un clima conviviale attorno alla tavola, in cui ci sarà l'occasione di conoscere meglio il gruppo promotore e il progetto del sito, con l'obiettivo di allargare la cerchia delle persone che, attraverso Aocchiaperti, entrano in dialogo.

Ti aspettiamo! (Fa' pure girare la voce)

Il gruppo di Aocchiaperti

 

Per ragioni organizzative, chi intende partecipare lo comunichi entro giovedì 26 agosto a Romano Dasti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Una Chiesa di tante voci

Recentemente, Romano Dasti ha proposto al Consiglio Pastorale Diocesano e su questo sito la convocazione di un nuovo Sinodo per la Chiesa di Crema.

Un sinodo è un momento intenso e impegnativo di consultazione e di scambio. Non è facile da realizzare, innanzitutto da un punto di vista organizzativo. Però, al di là di questa particolare iniziativa, la sinodalità in generale dovrebbe essere una caratteristica della comunità cristiana. Cosa si intende con sinodalità? E', letteralmente, il "camminare insieme", cioè il fatto che tutti i cristiani sono chiamati a partecipare al discernimento su come vivere il Vangelo oggi e sulle decisioni da prendere per l'intera comunità cristiana.

In altre parole, la sinodalità è una Chiesa di tante voci, non di una sola o poche. Tante voci perché ciascuno di noi è portatore di doni da scoprire e valorizzare. Poi è compito dei pastori indicare una direzione verso la sintesi e l'unità, ma dopo aver esercitato un ascolto attento e profondo.

Il vescovo Cipriano di Cartagine, un Padre della Chiesa, diceva: "Mi sono proposto di non decidere nulla secondo la mia opinione personale, senza il vostro consiglio e la voce del mio popolo".

Ci sono dei temi, inoltre, su cui il contributo dei laici ha un rilievo particolarmente pronunciato. Penso alle questioni economiche e anche alla gestione dei beni e delle finanze ecclesiastiche. Non mancano a tale proposito gli episodi di cronaca che creano sconcerto e sicuramente è una questione su cui non c'è consenso, come dimostrano gli articoli qui riportati.

Un altro discorso delicato è il rapporto con la politica, il quale sembra essere orientato prevalentemente sulla base dei discussi rapporti personali di alcuni membri della gerarchia con alcuni "pezzi da novanta" dei palazzi romani.

Questa settimana il sito offre qualche spunto in proposito, ma credo che siano dei temi che richiedono un "coinvolgimento sinodale", cioè un confronto aperto e libero tra i cattolici. A tutti i livelli.

Terra promessa: da titolo di un convegno a speranza reale

Non hanno avuto nessuna notizia dell’accordo che li riguarderebbe e che due giorni fa era stato annunciato dal governo libico e da quello italiano, i rifugiati eritrei rinchiusi nel centro di detenzione di Al Braq, nel sud della Libia vicino al confine con il Niger, che hanno chiesto il riconoscimento del diritto d’asilo.

Non ha dunque conclusione degna di un essere umano l’odissea che vede al centro oltre duecento eritrei, donne, bambini e uomini, che da un anno e mezzo vengono sballottati da un carcere all’altro della Libia colpevoli solo di essere fuggiti dall’Eritrea e di cercare una terra dove vivere in pace.

Alcuni erano stati arrestati perché già abitavano in Libia, altri sono stati presi nelle città e altri ancora sono stati respinti dall’Italia. La loro si situazione è precipitata nella notte tra il 30 giugno e il 1 luglio, quando all’interno del Centro di Misurata, dove erano stati rinchiusi,si è sparsa la voce che volessero rimpatriarli. Immediata è scoppiata la rivolta, subito repressa e conclusasi con la deportazione in massa nel carcere di Al Braq. Sono seguiti atti di violenza accompagnati da torture che hanno colpito in modo indiscriminato un po’ tutti i prigionieri che, oltre tutto si trovano in condizioni igienico – sanitarie alquanto precarie.

Questo fatto gravissimo che si sta svolgendo sotto i nostri occhi un po’ distratti dal pallone e dai pettegolezzi dei Palazzi romani, ripropone in modo urgente il ruolo dell’informazione. Non a caso a Roma si è svolto proprio in questi giorni un Convegno, organizzato dalla Comunità di S.Egidio, dal significativo titolo: “Terra promessa. Media e immigrazione: informazione, rappresentazione e linguaggio”. “Media e immigrazione – scrivono i promotori dell’iniziativa – vivono un rapporto difficile, spesso falsato dalla lente deformante dell’ideologia o dello scontro politico. Eppure il tema dell’immigrazione in Italia e di come viene raccontata è uno snodo centrale nel futuro del Paese”. Un dato significativo per tutti: su 5684 servizi televisivi che negli ultimi mesi hanno affrontato il tema dell’immigrazione, solo 26 non legavano il fenomeno al problema della sicurezza. Non è un caso se, quando parla di stranieri, il giornalismo italiano usa troppo spesso termini come emergenza, allarme e criminalità, cadendo nella trappola di vedere l’altro come un nemico invece di cogliere l’accezione positiva dell’immigrazione.

“Abbiamo accidentalmente saputo dell’accordo in base al quale ci sarebbe un lavoro in Libia – ha chiarito un rifugiato eritreo all’Agenzia MISNA – ma non vogliamo restare in Libia, dove per altro mancano garanzie adeguate sul rispetto dei diritti umani. Chiediamo di andare in Europa o in qualunque altro paese africano ad eccezione dell’Eritrea, da dove siamo fuggiti. In ogni caso fate qualcosa perché qui non si tratta solo di essere deportati, ma stiamo davvero morendo nel deserto”.

Speriamo che il seppur tardivo intervento giornalistico di questi giorni riesca a compiere il miracolo e a salvare la vita dei 204 eritrei deportati. Rimane l’amara constatazione di come manchi la consapevolezza che, dietro a queste vicende, ci sono uomini, donne e bambini che soffrono.

Approvato il piano e l'accordo di integrazione: Ombre e Luci

La settimana scorsa il Consiglio dei Ministri ha approvato il Piano per l'integrazione nella sicurezza “Identità e incontro”, che insieme all'Accordo di integrazione tra lo straniero e lo Stato, a cui si accompagna, individua le principali linee di azione e gli strumenti da adottare al fine di promuovere “un efficace percorso di integrazione delle persone immigrate, in grado di coniugare accoglienza e sicurezza”.

Cinque gli assi portanti: educazione, lavoro, alloggio, accesso ai servizi essenziali, minori e seconde generazioni. Accordo e Piano sono frutto del lavoro dei ministeri del Lavoro, dell’Interno e dell’Istruzione e contiene le misure per l’integrazione. I cittadini stranieri saranno chiamati a sottoscrivere al loro arrivo in Italia (il Piano) ed il cui regolamento attuativo, seppur approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri nelle scorse settimane, aspetta la ratifica che potrà avvenire soltanto dopo il parere del Consiglio di Stato e della Conferenza Stato-Regioni-Enti locali.

L’Accordo di integrazione prevede il mancato riconoscimento del permesso agli stranieri che non conoscono l’italiano, la cultura civica e che non mandano i figli a scuola. L’accordo dura due anni ed è per gli stranieri tra i 16 e i 25 anni che entrano per la prima volta in Italia. Si stipula alla presentazione della domanda di permesso di soggiorno. Esentate le vittime di tratta e violenze, chi ha patologie tali da limitare l’apprendimento.

“Da due anni, dopo due decreti sicurezza nel 2008 e 2009, attendevamo un ‘pacchetto o piano integrazione’, come strumento importante per leggere e costruire una ‘città aperta’, capace di accompagnare il fenomeno di un incontro nuovo negli ultimi decenni che è avvenuto attorno al fenomeno complesso dell’immigrazione” commenta mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, parlando del Piano.

Nel piano “ci sono parole e impegni importanti” - aggiunge il direttore della Migrantes - come “l’attenzione all’incontro, all’amicizia e alla fratellanza, il valore di operatori ed educatori, la costruzione di cinque assi portanti dell’integrazione (lingua e valori; lavoro, alloggio, accesso ai servizi, attenzione ai minori e alle seconde generazioni), la sottolineatura dell’importanza della cooperazione, il recupero di esperienze positive” che possono “costituire un credito nel percorso d’integrazione”.

“Purtroppo, ancora una volta non si è voluto abbandonare la parola sicurezza nel leggere l’immigrazione e questo è un primo limite del piano”.

Un secondo limite è che la sua articolazione su tre coordinate - identità, incontro, educazione - “non lascia intendere un modello italiano nuovo rispetto ai modelli di assimilazione e multiculturale, ma un rinnovato modello di assimilazione. Non si parla del valore delle differenze e delle minoranze; nessuna parola - spiega mons. Perego - sull’educazione intercultuale dice la forte centratura sull’identità da salvaguardare nell’incontro (‘identità aperta’)”.

Un terzo limite riguarda la “non considerazione della famiglia, dei ricongiungimenti familiari come asse portante per l’integrazione. Si preferisce pensare l’immigrato single, il lavoratore. Si tratta di un limite molto grave, che si aggiunge e aggrava il fatto che l’Italia non abbia ancora ratificato dopo vent’anni ‘la Convenzione internazionale dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie’, ignorando ancora una volta come la famiglia sia un elemento strutturale al fenomeno delle migrazioni”.

 

Tratto da MIGRANTES-press

Piano integrazione: sicurezza, identità e incontro

E' questo il titolo che il Ministero dell'interno ha scelto di dare al nuovo documento sull'integrazione con i cittadini stranieri presenti sul territorio Italiano. L'intento di questo documento è descrivere il "modello di integrazione italiano" accanto ad altri modelli di integrazione presenti nel panorama europeo: quello Inglese, Francese e Tedesco.

Perché fare un editoriale su questo documento? Beh...credo che la risposta non sia poi tanto difficile: il tema dell'immigrazione e dell'integrazione è un tema "caldo" nella società italiana e sul nostro territorio; il governo ha redatto un documento, un progetto chiaro su cosa si deve intendere per integrazione , multicultura e se (e come) raggiungere questi scopi. Un Blog come il nostro può essere l'ideale per aprire un dibattito sul disegno che il nostro Governo ha e per fare una riflessione lucida e profonda da sottoporre al territorio. Auspicando la riflessione di ognuno vi auguro buona lettura!

Qui potete trovare il link al documento originale redatto dal Ministero.