Il calcio e l'Italia che sarà

Può il fallimento ai mondiali essere un'occasione per riflettere sul futuro dell'Italia? Forse sì.

Sul Corriere della Sera, Mario Sconcerti ha riflettuto, come molti altri, sull'imbarazzante prestazione della nostra Nazionale di calcio in Sudafrica. Egli fa alcune considerazioni sul bacino demografico da cui provengono i calciatori italiani a confronto con altre nazioni.

Questi Mondiali confermano invece la freschezza dei grandi Paesi sudamericani. Negli ultimi 10 anni sono stati più di 5.000 i brasiliani partiti per il mondo del calcio e altrettanti gli argentini. Moltissimi gli uruguaiani.

Questo significa che il commissario tecnico brasiliano o argentino può scegliere fra centinaia di giocatori, mentre quello italiano o inglese solo fra tre-quattro decine. Non è un caso che la Germania abbia la metà dei propri giocatori con doppio passaporto. Perché è sfinita dalla difficoltà di trovare giovani tedeschi di qualità fra troppi pochi esempi. Fra quattro anni, fra otto, avremo decine e decine di ragazzi neri e latino-americani che saranno italiani, i Balotelli della situazione.

L'Italia dei vecchi campioni del mondo non potrà esserci più. Non basterà. Non sarebbe più giusta.
O apriremo le porte a un'idea di Paese diverso, o saremo sempre più in difficoltà.

Che idea di Italia abbiamo in mente? Corrisponde alla realtà del nostro Paese, così come la Nazionale di calcio è uno specchio fedele di tale realtà? Forse, secondo la stessa logica per cui la Nazionale ha ottenuto dei risultati vergognosi, tante scelte politiche risultano scarsamente incisive e col fiato corto, perché basate su un'immagine dell'Italia non veritiera.

Quando accattone è lo stato

“Attento a quel rettilineo vicino a Cremona! Polizia locale e Carabinieri fanno strage di incauti automobilisti che corrono”.

Nel mettermi in viaggio, ho ripensato, come un automa, a pochi mesi fa, quando lungo la strada che costeggia il canale Vacchelli, venni fermato dalla Polizia locale per eccesso di velocità. Giustissimo: andavo a 60 Kmh in città! Ma perché mettersi a controllare la velocità proprio lì, dove non ci sono pericoli, essendo la strada costeggiata dal canale e dal muro di una fabbrica e i passaggi pedonali sono uno all’inizio e uno alla fine della strada?

Travolto dagli ultimi avvenimenti sono andato a cercare sul dizionario la parola accattonaggio. Il Devoto Oli così recita: “Andare elemosinando per vizio o per bisogno, mendicare”. Mi sono soffermato sulla parola vizio che evoca in me, oltre a terribili immagini di perversione, anche e soprattutto quella di debolezza, di un’estrema debolezza fisica e morale.

Perché ce la prendiamo sempre con i deboli? O meglio perché i deboli devono sempre pagare per tutti?

Allargo il discorso. La crisi dilaga e bisogna tappare le falle altrimenti si cola tutti a picco. Bisogna fare dei sacrifici. Certo e si spera un po’ per uno. Ma per risparmiare è giusto:

- che si decurti del 15% lo stipendio dei dipendenti pubblici contro il 5% dei dirigenti ministeriali?
- che si costringano i genitori a portare a scuola carta igienica, materiale vario se non addirittura soldi?
- che si tolgano ore di insegnamento agli alunni diversamente abili?
- che, invece di chiedere il dovuto a chi ha evaso le tasse trasferendo capitali all’estero, ci si limiti a chiedere solo il 5%?
- che si tenti di togliere diritti ai lavoratori con il ricatto della disoccupazione, come sta avvenendo nella vertenza FIAT di Pomigliano?

E’ giustizia o accattonaggio?

E’ triste vivere in un paese dove lo stato si comporta da accattone, e per di più molesto perché non chiede, arraffando qua e là senza criterio i soldi di cui ha bisogno per rilanciare un’economia in crisi. Ma è altrettanto triste vivere in una società tanto superficiale dove è importante solo ciò che appare, tanto individualista da non capire che, proprio aiutando chi mi sta vicino, ho la certezza di migliorare anche la mia condizione e tanto cieca da non accorgersi di accattonaggi, condotti alla sue spalle, di dimensioni infinitamente maggiori di quelli che incontriamo agli angoli delle strade.

Per fortuna ci sono donne, uomini, intere comunità, come la diocesi di Crema, che, alla luce del Vangelo, sanno discernere, lodando ciò di positivo viene fatto e ciò che di antievangelico viene compiuto. E ricordiamo che non esistono facili condanne in nome del Vangelo. Questo, se mai, mi chiede di essere chiaro nella parola: “Il tuo parlare sia sì, sì, no, no” e coerente nell’azione: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. Il resto sono chiacchiere da bar o… da giornalista frustrato.

Disagio e fermento

Questo sito ha suscitato in chi già lo conosce apprezzamento, ma anche - inutile nasconderlo - riserve e forti obiezioni. Dal momento che la polemica non è mai produttiva, vorrei raccontare tre fatti che testimoniano come questo progetto risponda a un bisogno reale.

E' appena nato un altro sito, di ben altro livello, che un po' ci assomiglia. Si chiama Vino Nuovo, si definisce un "blog collettivo" e nasce dall'iniziativa di giornalisti cattolici di orientamenti diversi. Tra loro: Luigi Accattoli, Diego Andreatta, Roberto Beretta, Giorgio Bernardelli, Fabio Colagrande, Filippo Di Giacomo, Gerolamo Fazzini, Francesca Lozito, Guido Mocellin, Paola Springhetti, Andrea Tornielli, Annachiara Valle, Aldo Maria Valli.

Nella presentazione, esprimono un'esigenza in cui mi riconosco in pieno.

Ci è capitato tante volte di avvertire il bisogno di un luogo in cui scambiarsi opinioni con grande libertà sul nostro essere cattolici oggi in Italia. Un posto dove provare a ragionare insieme senza pregiudizi, e dove non ci si scandalizzi a priori se due cattolici esprimono idee tra loro diverse, quando entrambe nascono dalla voglia di testimoniare il Vangelo. Ne sentiamo il bisogno soprattutto in questa stagione ecclesiale segnata da pagine dolorose, ma anche da qualche veleno di troppo. Come sarebbe utile - invece - un luogo in cui non si parte subito lancia in resta, ma si prova a riflettere insieme. Senza giocare a fare gli oracoli, senza paura di riconoscere che magari abbiamo sbagliato, ma anche con la preoccupazione di non teorizzare una Chiesa in cui c'è posto solo per gli eletti, quelli bravi, che poi alla fine sono sempre e solo quelli che la pensano come noi.

A Trieste, il settimanale cattolico Vita Nuova, ha pubblicato a dicembre la lettera di otto preti alquanto critici sull'attuale situazione politico-ecclesiale in seguito alla quale il vescovo decise di chiudere la rubrica della posta dei lettori. Sul numero del 23 aprile, la direttrice Fabiana Martini ripristinò la rubrica spiegando come in 90 anni di attività, il settimanale abbia sempre cercato di essere "un laboratorio di relazioni e un luogo di dialogo aperto a tutti, dove nessuno ha mai pestato i piedi e dove ciascuno si è impegnato a realizzare una sinfonica coabitazione di tante voci diverse ma non dissonanti, dove tutte le componenti della diocesi hanno trovato spazio e dove non è mai mancata la partecipazione profonda e attiva alle questioni che hanno interessato la società civile". Hanno fatto seguito la rimozione della direttrice e le dimissioni di 20 collaboratori del giornale in segno di solidarietà.

Infine, il 26 maggio ho incontrato a Cremona i membri di un'associazione cattolica che mi hanno chiesto un intervento per riflettere assieme sull'attuale scenario ecclesiale. Anche loro hanno manifestato il desiderio di spazi in cui i credenti "comuni" possano esprimere liberamente le proprie opinioni su come i cristiani possono testimoniare la fede nella società di oggi. Qui non è in questione la fede, ma il modo di viverla e di annunciarla. E' un tema su cui c'è disagio e fermento.

Per approfondire: leggi la Presentazione e il Progetto di Vino Nuovo.

Solenne celebrazione e processione contraddette

In data 13 Maggio 2010 il comune di Crema ha approvato un'ordinanza comunale definita "Anti-Accattonaggio"; molti sono stati i commenti apparsi sui giornali scaturiti dal Comunicato Stampa preparato da Caritas, Migrantes e Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Crema. Anche aOcchiAperti.net vuole parlare di questo tema cominciando dal pubblicare una lettera di don Ennio Raimondi, augurandoci di aggiungere materiale nelle prossime settimane e di aprire un dibattito serio e costruttivo su questa delicata tematica. Dopo il testo trovate i link all'ordinanza ed al comunicato stampa.

La sera del 3 giugno ho concelebrato la S. Messa nella Chiesa del Sacro Cuore e partecipato alla processione cittadina del Corpus Domini fino alla sempre cara Chiesa di S. Carlo con grande disagio e sofferenza. Una solennissima cerimonia in onore di Gesù Cristo presente misteriosamente, ma realmente, nell’Eucaristia. La chiesa piena di fedeli e, in prima fila le autorità cittadine, i carabinieri in alta uniforme, il gonfalone della città di Crema con i vigili pure in alta tenuta.  Gesù lo meritava.

Abbiamo ascoltato la risposta /invito/comando di Gesù agli apostoli che gli suggerivano, al declinare del giorno, di congedare la folla perché potesse andare a trovare il cibo: “Voi stessi date loro da mangiare”. Un Gesù che poi “prese i cinque pani, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla”. Un Gesù che ha invitato/comandato ai discepoli di non mandar via la folla perché si arrangiasse, ma di impegnarsi a sfamarla. Si, dando i soli cinque pani che avevano per spezzarli e poi a distribuirli.

Mi son domandato cosa facevamo noi: io, la folla dei fedeli presenti, le autorità in prima fila per gli affamati del nostro tempo. E mi son balzati agli occhi i mendicanti di ogni colore nella nostra città e l’ordinanza firmata dal Sindaco il 13 maggio, anniversario dell’apparizione della madonna a Fatima e dell’attentato a Papa Giovanni Paolo II, l’ordinanza antiaccattonaggio. Non l’ho cacciata via come una distrazione. L’ho considerata come una realtà che bussava alla porta della mia preghiera, non da rimuovere ma da tenere davanti al Signore.

Mi sono sovvenute subito alla mente altre parole di Gesù. Quel Gesù che nella notte in cui veniva tradito, prese il pane….e disse “Questo è il mio corpo” aveva già rivelato le parole che ci rivolgerà il giorno del giudizio: “Venite, benedetti del Padre mio….perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiareero straniero e mi avete accolto”. Oppure: “Via, lontani da me, maledetti, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare….ero straniero e non mi avete accolto” E la risposta  di Gesù alla nostra sorpresa e domanda: “Quando mai ti abbiamo visto affamato e straniero?” sarà: In verità vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli, l’avete fatto a me”

Allora Gesù realmente presente nel pane eucaristico è realmente presente anche nell’affamato e nello straniero. Nell’Eucaristia lo devo onorare adorandolo, nel povero devo amarlo soccorrendolo. Ecco perché mi è apparsa lacerante la contraddizione tra quell’onore reso con tanta solennità nella celebrazione liturgica a Gesù nel pane consacrato e quell’offesa a Lui presente nella persona che ha fame ed è straniera, impedendoGli di stendere la mano per un soccorso.

Gesù non lo vediamo nel povero come non lo vediamo nel pane consacrato. Lui non mi chiede però di vederlo ma di crederlo presente ed amarlo e soccorrerlo. Quale stridore tra quella solenne processione eucaristica per portarLo melle vie periferiche della nostra città e quello scacciarLo dalle nostre piazze e persino (orripilante!) davanti ai luoghi di culto.

L’accattonaggio è un male da eliminare non con delle ordinanze “anti” ma con delle iniziative “pro” che danno risposte ai bisogni degli “accattoni”. Per me sono “fratelli” che chiedono l’elemosina. E da cittadino di Crema chiedo non mi sia proibito di darla. Pur convinto che non è il modo primo e migliore per aiutare. Ma quando è l’ultima spiaggia a cui con umiliazione un fratello deve ricorre per sopravivere, diventa per me un dovere e per lui un diritto.

Il disagio e la sofferta preghiera di quella sera però si sono trasformate in grande gioia quando, a meno di ventiquattro ore, ho potuto leggere il tempestivo comunicato delle tre commissioni pastorali della diocesi steso per incarico del Consiglio Pastorale Diocesano.   Documento molto apprezzato per i toni corretti, i contenuti doverosamente  critici e propositivi. Un segno chiaro e coraggioso  della fedeltà della Chiesa di Crema a Gesù e al suo Vangelo. Complimenti agli estensori e lode a Dio.

Don Ennio Raimondi

 

Per approfondire la tematica:

Ordinanza "Anti-Accattonaggio"

Comunicato Stampa Caritas-Migrante-Pastorale Sociale e del Lavoro

Le ragioni della speranza

C'è anche un deficit di speranza da registrare.

Ed è un deficit non da poco, perché va a sommarsi ad altri deficit che in questi ultimi mesi, per non dire settimane, si sono accumulati davanti ai nostri occhi ed hanno pesato sui nostri cuori.

La cronica mancanza di lavoro dei giovani, il numero sempre maggiore di precari, la crisi economica che si involve, la disoccupazione crescente, il cinismo di chi specula in borsa, la svalutazione della moneta e, ultimamente, il riprendere vigore della corruzione come stile di vita gettano lunghe ombre sul presente e sul prossimo futuro.

Anche nella Chiesa la situazione è alquanto grigia. Nonostante l'ammirevole sforzo di papa Benedetto XVI di fare chiarezza, si percepisce con amarezza che tante cose, nel recente passato, non sono state condotte con la dovuta trasparenza e linearità.

Per chi ha dimestichezza con la Storia sa che nel passato l'umanità si è trovata ad affrontare situazioni ben peggiori e drammatiche e che anche la Chiesa, tra antipapi, scismi e corruzioni si è trovata in acque anche più tempestose delle attuali. Tuttavia per chi, come me, non si accontenta di una visione puramente storicistica, né si illude di un generico quanto banale "verranno tempi migliori", ma crede fermamente che la speranza vada coltivata come il granello di senape, c'è una sola strada: il movimento ecumenico.

Dice il teologo Luigi Sartori: "Sento che questa concezione non è una piccola strategia per metterci d'accodo tra cristiani, bensì è l'anima della vera nuova cultura. Io non posso più vivere senza gli altri, devo vivere con gli altri. Allora devo condividere con loro la speranza e soprattutto l'amare. O il mondo si lascia dominare da una civiltà, da una cultura globale dell'amore, oppure si spegnerà.

Ecco cos'è l'ecumenismo vero: saper vivere con la diversità, anche quella che ci contrasta, che ci sembra concorrente: esso chiama tutti a sperare insieme, e quindi produrre e vivere una speranza globale e plenaria nel futuro. La fede deve diventare un con-credere, un saper credere non da soli, non contro gli altri, ma insieme con gli altri."

Dobbiamo costruire un cristianesimo più maturo, non per combattere gli altri, ma per abbracciare gli altri, perché l'umanità speri e creda insieme.